Categorizzazione NIS2: guida alla compilazione entro giugno
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Categorizzazione NIS2: come compilarla entro il 30 giugno

Il 30 giugno rappresenta una scadenza che le organizzazioni rientranti nel perimetro della direttiva NIS2 non possono permettersi di sottovalutare. Entro quella data, infatti, è necessario completare sul portale ACN la categorizzazione di tutte le attività e i servizi che ricadono nell’ambito di applicazione della normativa. Non si tratta di un semplice adempimento burocratico: questa classificazione costituisce la base su cui verranno calibrati gli obblighi specifici che ogni soggetto dovrà rispettare nel proprio percorso di adeguamento. In altre parole, ciò che dichiarerete in questa fase influenzerà direttamente le misure di sicurezza, i requisiti di notifica degli incidenti e il livello di governance che la vostra organizzazione sarà chiamata ad adottare.

Il meccanismo è chiaro nella sua logica: ad ogni attività o servizio va attribuito un livello di impatto — minimo, basso, medio o alto — che riflette le conseguenze potenziali di un’indisponibilità o di una compromissione. Più alto è l’impatto, più stringenti saranno gli obblighi. Per questo motivo, una valutazione superficiale o imprecisa rischia di generare due problemi opposti ma ugualmente dannosi: sottostimare l’impatto, esponendosi a contestazioni in sede di verifica, oppure sovrastimarlo, caricando l’organizzazione di oneri non proporzionati alla realtà operativa.

Come procedere: i quattro passaggi operativi da seguire

Il primo passo consiste nell’accedere al portale ACN e verificare l’elenco delle attività e dei servizi già associati alla vostra organizzazione. In molti casi, alcune informazioni risulteranno precompilate sulla base dei dati forniti in fase di registrazione. È essenziale non limitarsi a una conferma automatica: prendetevi il tempo necessario per controllare che ogni voce corrisponda effettivamente a ciò che l’organizzazione eroga o svolge. Se mancano attività rilevanti, integratele. Se ne trovate di non pertinenti, segnalatelo. Questa fase di ricognizione è il fondamento di tutto il lavoro successivo.

Una volta consolidato l’elenco, si entra nel cuore dell’esercizio: la valutazione del livello di impatto per ciascuna attività o servizio. Qui entrano in gioco i criteri definiti da ACN, che guidano l’analisi attraverso parametri come il numero di utenti potenzialmente coinvolti, la criticità del servizio per la continuità di settori essenziali, le ripercussioni economiche e le possibili conseguenze sulla sicurezza pubblica. Il consiglio più importante che possiamo darvi è questo: non affrontate questa valutazione in solitudine. Coinvolgete le funzioni aziendali operative — dai responsabili IT ai referenti delle linee di business, passando per chi gestisce i rapporti con clienti e fornitori — perché sono loro a conoscere nel dettaglio cosa accadrebbe concretamente se un determinato servizio si fermasse o venisse compromesso.

Completata la valutazione, il passaggio finale prevede la conferma e la trasmissione formale delle informazioni attraverso il portale. Prima di procedere all’invio definitivo, è buona prassi far revisionare il lavoro al punto di contatto designato e, dove presente, al responsabile della sicurezza delle informazioni, così da garantire coerenza e completezza.

Consigli pratici per arrivare preparati alla scadenza

L’esperienza ci insegna che gli adempimenti legati alla compliance normativa tendono ad accumularsi nelle ultime settimane prima della scadenza, generando fretta e approssimazione. Per evitare questo scenario, suggeriamo di avviare immediatamente un tavolo di lavoro interno che coinvolga tutte le figure necessarie. Predisponete un foglio di lavoro condiviso in cui mappare ogni attività, il relativo livello di impatto proposto e le motivazioni a supporto: questa documentazione, anche se non richiesta formalmente in fase di trasmissione, vi sarà preziosa in caso di successive verifiche o richieste di chiarimento da parte dell’Agenzia.

Ricordate inoltre che la categorizzazione non è un esercizio statico. La normativa NIS2 prevede un approccio dinamico alla gestione del rischio, il che significa che le valutazioni effettuate oggi dovranno essere aggiornate nel tempo al variare del contesto operativo. Affrontare questo primo passaggio con rigore metodologico significa quindi costruire un processo ripetibile, che semplificherà gli aggiornamenti futuri e rafforzerà la postura complessiva di cybersecurity dell’organizzazione.

Se avete dubbi sull’interpretazione dei criteri di impatto o sulla corretta classificazione di specifiche attività, non esitate a richiedere supporto specializzato. Un errore in questa fase può avere ripercussioni significative sull’intero percorso di adeguamento: meglio investire qualche ora in più adesso che dover correggere il tiro in seguito.